NON SONO STATI I SOCIOLOGI!

Oggi, la sociologia si trova ad affrontare se stessa, o meglio, si trova a fronteggiare apertamente un conflitto interno ad essa. Questo scontro parte da uno svilimento da parte di alcuni individui alla sociologia, individui che di sociologia si nutrono. È un po’ come sputare nel piatto nel quale si mangia nella falsa e folle illusione di poter insaporire la pietanza.

di Sonia Angelisi

Parlare di questo argomento richiederebbe da parte mia una certa oggettività. I presupposti da cui avvio le mie considerazioni, come quelli di partenza delle scienze umane, sono per causa di forza maggiore soggettivi, in quanto non è possibile garantire una ragionevole distanza tra idee/valori e realtà. Tuttavia, in ricordo degli insegnamenti di Weber, uno dei principali padri fondatori della sociologia, una volta individuato il tema, cerco di procedere oggettivamente, senza farmi condizionare dalla mia situazione personale e dai miei trascorsi universitari. Del resto, ci spiegano sin da subito che il compito dello scienziato sociale è quello di pervenire a risultati oggettivamente validi, nonostante la soggettività dei presupposti.

Allo stesso tempo, però, scrollandomi di dosso quelle abitudini frutto di una deformazione professionale, riconosco che quanto sto per esporre non sono i risultati di una ricerca scientifica, per cui posso lasciarmi andare, nei limiti del possibile, ad un certo pathos.  Ed è proprio quello che farò, perché la sociologia oltre ad essere una scienza a tutti gli effetti, con un oggetto e delle metodologie di ricerca, è qualcosa di più.

Per i miopi che ancora continuano a confondere il sociologo con l’assistente sociale o lo psicologo, preciso che il sociologo è colui che studia il comportamento degli individui all’interno di gruppi e l’influenza che questi ultimi esercitano sulla condotta individuale. E’ come guardare l’ascensore di un palazzo altissimo formato da più piani, dal più basso (il micro) al più alto (macro)… e il sociologo è lì, ad osservarne: l’andamento, i piani in cui si ferma, i guasti, le persone che porta dentro, quelle che escono, cosa fanno, come si muovono, dove vanno e perché, quello che dicono e anche quello che non dicono perché come dice Pierre Bourdieu: “La funzione della sociologia, come di ogni scienza, è quella di svelare ciò che è nascosto”. E’  grazie alla sociologia se sappiamo da dove veniamo e possiamo intuire dove andiamo, è grazie alla sociologia se siamo consapevoli di essere molteplici identità, ed è ancora grazie alla sociologia se vengono svelati meccanismi di potere, se la donna si emancipa dalla società patriarcale, se le questioni ambientali si risolvono attraverso risposte globali.

E tutto questo ha dei risvolti importanti perché, alla fin fine, la sociologia  non si occupa solo di STUDIARE LA SOCIETA’, ma vuole incidere su di essa. Albion W.Small, uno studioso statunitense di fine ‘800, diceva: “La sociologia è nata dal moderno entusiasmo di migliorare la società”, ed è proprio così!  Le scienze sociali, infatti,  non hanno solo il compito di OSSERVARE, ma anche quello di CAMBIARE il mondo in cui si vive.. Come ricorda il sociologo polacco Zygmunt Bauman: “Se la vocazione sociologica è in qualche modo utile al genere umano, lo è in quel servizio che essa rende nella battaglia che l’uomo intraprende quotidianamente per comprendere, per dare senso alla sua esistenza”.

Il mio grazie personale alla sociologia si può riassumere in una parola: consapevolezza. Attraverso i miei studi ho potuto aprire una sorta di “Terzo Occhio” che mi consente di scorgere cose che in passato sarebbero passate inosservate. Del resto, è normale che sia così vista la vocazione di questa disciplina affascinante che, seppur vanti numerosi punti di forza come l’eterogeneità delle sue fonti, l’interdisciplinarietà su cui si poggia, la raffinatezza del metodo di ricerca di cui si pregia, viene continuamente bistrattata e umiliata, a iniziare dal mercato del lavoro. I sociologi, per esempio, spesso sono esclusi da concorsi pubblici e non considerati affatto in relazione a mansioni specifiche per le quali vengono inserite figure professionali non attinenti e con alle spalle Albi e Ordini Professionali che fanno la cosiddetta voce grossa. Non posso dimenticare, ad esempio, la sentenza del Consiglio di Stato che ha ribaltato quella del Tar in merito alla richiesta degli psicologi affinchè il counseling rimanesse attività di loro esclusiva competenza. Ma come può una mansione che si basa sulla RELAZIONE d’aiuto, sulla crescita dell’individuo all’interno dei suoi rapporti sociali, escludere il sociologo?

Tuttavia, in questo articolo non voglio concentrare l’attenzione sulle occasioni mancate e rubate alla sociologia, ma desidero porre in luce la meraviglia di questa disciplina che, in virtù della sua complessità e peculiarità, diventa quasi un’ARTE. Di fatto, non basta studiare solo le materie previste nel corso di laurea per diventare sociologo, ma è necessario sviluppare un certo intuito, una certa propensione, una curiosità propria dello scienziato sociale, il quale non diventa mai vittima del disincanto del mondo. Ecco, mi piace pensare che LA SOCIOLOGIA SIA UNA SCIENZA CHE SI ELEVA, UNA SCIENZA CHE SI FA ARTE.

E, allora, mi chiedo, come si può pensare che un titolo come quello del sociologo possa diventare oggetto di trattativa economica, esulando dalla formazione universitaria? Chi mai avrà potuto pensare che per diventare sociologo basti genuflettersi alle logiche di mercato? Chi ha permesso che questa scienza elevatasi ad arte si trasformasse in una donnaccia alla mercé del miglior offerente? Chi ha potuto mai danneggiare tutti quegli studenti che, con tenacia e ostinatamente controcorrente, studiano per un titolo che sanno li farà sudare molto di più una volta conseguita la laurea?

Sicuramente non i sociologi! No! Un SOCIOLOGO VERO non svenderebbe mai la sua dignità di studioso sociale. Devono saperlo gli accademici, i professionisti, gli associati, gli indipendenti: il nostro “Terzo Occhio” ci rende lungimiranti e la nostra tenacia ci restituisce quella forza necessaria affinchè, questa scienza divenuta arte, non venga trasformata nella peggiore delle qualifiche a pagamento.

Dott./ssa Sonia Angelisi – sociologa e ricercatrice indipendente


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