La tecnologia ci ha aiutato quasi sempre

TESTIMONIANZE DAL FRONTE ANTI VIRUS

Abbiamo detto che il futuro della sanità sono le giovani generazioni, sanno utilizzare bene i social e la tecnologia, e mai come in questo momento la tecnologia ci è alleata. Grazie ai social ci siamo scambiati lavori, lavori ossia pubblicazioni scientifiche ma non ancora realmente pubblicati ma solo «presentati» messi a disposizione dei colleghi in tempo reale, preziosi, senza paura di essere emulati, anzi, con il desiderio di salvare vite. Queste indicazioni hanno indirizzato le scelte terapeutiche permettendo di passare dalla mortalità spaventosa del 38% iniziale e più, alla mortalità più contenuta attuale.

Ci siamo scambiati le immagini di TC torace, preziosissime che di fatto hanno permesso le prime ipotesi diagnostiche. Ci siamo scambiati i risultati delle autopsie, le prime eseguite dagli anatomo patologi del bergamasco e del bresciano, almeno 50, questi dati hanno dato la svolta decisiva alla terapia: abbiamo modificato i farmaci proposti. Da una semplice polmonite, ora abbiamo capito che si tratta di una malattia sistemica. Tramite WhatsApp abbiamo potuto passarci le informazioni, chiedere e ricevere consigli, sostenerci nelle scelte in tempo reale. Perfino face-book è stato utilissimo grazie ad un gruppo aperto ai soli medici, ora ne conta più di 100.000 da tutto il mondo, nei momenti di difficoltà ha rappresentato un modo per avere sostegno.

I GRUPPI SOCIAL

Sui social poi si sono formati gruppi con finalità differenti e non sempre costruttive: abbiamo chi desidera avere giustizia, chi desidera denunciare, chi vuole rimborsi, chi esprime la propria rabbia per il contagio, per la malattia, per la quarantena, per i propri morti.

I social sono un apprezzato palcoscenico per i negazionisti: coloro che per paura preferiscono credere che non ci sia la pandemia, non ci siano i morti…e per i complottisti, che per i morivi più differenti ritengono che il virus sia frutto di macchinazioni. Purtroppo, tra questi anche alcuni sedicenti luminari. Anche persone istruite postano interviste e monologhi con poco senso critico.

Ma non basta il confronto e le descrizioni della peste manzoniana per rassicurarci sul fatto che simili epidemie ci siano sempre state? I ricordi ancora vividi che i nostri anziani hanno della spagnola o dell’asiatica?I più recenti protocolli per contenere la SARS, l’aviaria, la mucca-pazza? Perché pensare ad un complotto?

La tecnologia ci permette di agevolare la comunicazione tra pazienti e parenti tramite le videochiamate, permette in un momento come questo di forzato isolamento di azzerare le distanze.

Le videochiamate possono essere utilizzate per il supporto al lutto, per il congedo in caso di palliazione: vedere il personale sanitario che si adopera, che si prende cura, che tratta il papà, la mamma, il nonno, come fosse il proprio papà, la propria mamma, il proprio nonno dà ai parenti un poco di conforto.

I NOSTRI VERI ANGELI

Grandi attrici di questa pandemia sono le infermiere.

Sono quasi volontari e specialmente donne, nei nuclei che trattano pazienti acuti infettati dal corona virus. Sapendo che per gli uomini contagiati è più dura le infermiere volontarie sono per lo più donne. Turni di 7 ore di giorno e 10 di notte per evitare un’eccessiva esposizione al virus, vestizione completa dalla testa ai piedi.

E nelle pause: correggono i compiti dei figli, li contattano per sorvegliare che studino, controllano che si connettano nel caso di lezioni a distanza.

Le nostre vite sono nelle loro mani, nella loro dedizione. Grazie alla loro meticolosità, alla precisione, all’intuito riescono a cogliere ogni piccolo peggioramento, modificazione dei nostri pazienti. 

Sono angeli e per molti pazienti rappresentano la famiglia.

A loro affidiamo i nostri cari, nei momenti di dolore e nei piccoli miglioramenti.

Loro sono presenti nel momento del commiato, avvisano il medico in caso di dolore e di peggioramento.

Sono loro le nostre alleate.

Grazie a loro noi medici possiamo intervenire tempestivamente. Loro fanno rispettare le regole. Proteggono i nostri ospedali.

SociologiaOnWeb


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