La pandemia ci cambierà

Testimonianze dal fronte anti virus

Non andrà tutto bene ci sono i morti, troppi morti.

Ci sono i sopravvissuti che hanno perso i loro cari, che non capiscono come possano essere morti così in fretta, così soli, così inutilmente, così lontani. Ci sono i troppi medici che sono morti. Ci sono tanti medici, infermieri e operatori sociosanitari che si sono ammalati, che hanno infettato le loro famiglie e messo a rischio le loro vite. Ci sono i medici e gli infermieri che sono sopravvissuti a tutti quei morti, che non riescono a dimenticare, non riescono a non pensare, che hanno un dolore dentro continuo che non ti fa dormire, che ti rode.

Ci sono le responsabilità dei capi e la dedizione delle dottoresse.

C’è la stupidità di chi ci governa. C’è l’arroganza della scienza. C’è l’insegnamento dei morti che da sempre insegnano ai vivi, ma non a tutti, solo a coloro che hanno mente e cuore per imparare. Ci sono i nostri anziani che se ne vanno in silenzio nelle case di riposo, le persone più fragili che non abbiamo saputo proteggere. Ci sono i poveri che non possono curarsi. Ci sono i poveri uccisi dalla fame e anche dalla pandemia.

Non andrà tutto bene.

Noi saremo diversi. Ma saremo migliori?

Se saremo in grado di ridiscutere i nostri valori potremo essere persone migliori. Allora la pandemia avrà avuto un significato.

La morte questa morte incombente sul mondo ci ha reso tutti uguali, tutti fragili, tutti, ricchi o poveri, tutti impauriti, tutti allo stesso modo ignoranti o scienziati, tutti dicono sciocchezze, anche i premi Nobel, anche i luminari.

Lontani, separati possiamo ridiscutere i nostri confini, rivedere le nostre priorità e sentirci vicini come non mai. Possiamo sentirci fratelli senza mai abbracciarci, o conoscendoci appena.

Abbiamo capito chi amiamo e di chi possiamo fare a meno. La pandemia ha cambiato radicalmente le nostre priorità, abbiamo improvvisamente capito cosa è importante e cosa non è, di cosa possiamo farne a meno.

Della salute possiamo fare a meno se non siamo soli.

Se siamo con le persone a cui vogliamo bene che tengono a noi, e che ci tengono: anche la morte non fa paura. Fa paura il sacco nero se siamo soli.

Dalla frenesia del lavoro, delle cene, del fitness, degli impegni sociali, accademici, politici, turistici ci siamo fermati, possiamo fare a meno di tante cose, ma non dei nostri cari, non delle persone che amiamo.

La pandemia ci ha reso fratelli, ha mostrato il lato nascosto della nostra personalità, ha tirato fuori chi siamo davvero: chi si è nascosto nel suo buco, messosi in «malattia preventiva» e chi ha mostrato un grande coraggio, intraprendenza e generosità.

La ragionevolezza e la saggezza in un momento come questo devono fare i conti con le nostre paure e con l’amore.

Già l’amore. Ma cosa è l’amore?

Siamo disposti a rischiare il contagio per amore? Siamo disposti a rischiare la nostra vita per amore di persone che nemmeno conosciamo, che non ci diranno neppure grazie?

È giusto chiedere ad una mamma e ad un papà di isolarsi, di rinunciare a stare con la sua famiglia, rischiare la vita per salvare persone che nemmeno conosce, che non gli riconosceranno comunque nessun merito aggiuntivo anzi se andrà male denunceranno e cercheranno una rivalsa?

Questo è il paradosso della nostra società. Dalle ceneri delle frenetiche vite deve rinascere un modo nuovo di considerarci fratelli. Dal fallimento del sistema sanitario in Lombardia potrà rinascere un modo nuovo di fare salute? Riusciranno finalmente i medici ad aiutarsi senza umiliarsi, senza dover in ogni momento tentare di primeggiare e di mostrarsi i migliori? Le dottoresse in prima linea sono umili, sanno che in medicina non ci sono certezze, gli aiuti reciproci sono preziosi.

Ci affideremo ancora ai tromboni disturbati o avremo il coraggio di voltare pagina ed essere essenziali ed obiettivi nelle nostre scelte? Avremo l’onestà intellettuale o saremo prezzolati dalle ditte farmaceutiche?

Eviteremo di scodinzolare dietro ai primari golosi ed avidi di palcoscenico?

Le nostre scelte saranno guidate dalla conoscenza che viene dalla pratica o ci lasceremo ancora abbindolare da chi urla più forte?

Complottisti, negazionisti, no-vax, nostalgici della medicina esotica delle cure alternative: è ora di scendere in campo.

Se davvero avete fede nelle vostre idee mostrate il vostro coraggio ed affrontate il virus, siate solidali con il vostro credo.

SociologiaOnWeb


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