Author Archives: Antonino Calabrese

L’evoluzionismo nella Sociologia

di Antonino Calabrese

L’evoluzionismo è una teoria sociologica che si concentra sull’evoluzione delle società umane nel corso del tempo. Questa prospettiva considera la società come un organismo vivente che attraversa diversi stadi di sviluppo, trasformazione e adattamento. Nella sociologia l’evoluzionismo ha suscitato ampio dibattito e interesse, poiché offre un interessante schema interpretativo per comprendere le dinamiche sociali e culturali.

Fondamenti dell’evoluzionismo nella Sociologia:

  1. Teoria dell’evoluzione sociale. La teoria dell’evoluzione sociale, sviluppata da pensatori come Auguste Comte, Herbert Spencer e Émile Durkheim, propone che le società umane attraversino fasi distinte di sviluppo, partendo da stadi primitivi per poi progredire verso forme più complesse e avanzate. Questo processo è spesso descritto come un’evoluzione dall’età selvaggia o barbarica, verso l’età civile.
  2. Concetto di progresso sociale. L’evoluzionismo nella sociologia è strettamente legato al concetto di progresso sociale. Secondo questa prospettiva, le società umane si evolvono gradualmente, passando da condizioni meno sviluppate a forme più sofisticate di organizzazione sociale, politica ed economica. Questo progresso è spesso associato all’accumulo di conoscenze, all’innovazione tecnologica e alla specializzazione delle istituzioni sociali.
  3. Classificazione delle società. Un aspetto chiave dell’evoluzionismo nella sociologia è la classificazione delle società in base al loro livello di sviluppo. Questa classificazione può includere categorie come “società primitive”, “società agricole”, “società industriali” e “società postindustriali”. Tale suddivisione mira a fornire un quadro per comprendere le differenze nelle strutture sociali e nelle dinamiche culturali.

Critiche e Contestazioni:

  • Visione eurocentrica. Una delle principali critiche mosse all’evoluzionismo nella sociologia è la sua visione eurocentrica e lineare dello sviluppo sociale. Questa prospettiva tende a enfatizzare il progresso occidentale a discapito di altre tradizioni culturali e sociali, trascurando la complessità e la diversità delle esperienze umane.
  • Determinismo culturale. Alcuni studiosi contestano l’evoluzionismo per il suo presunto determinismo culturale, cioè la concezione che le società debbano necessariamente seguire un percorso evolutivo predefinito. Questa visione riduttiva delle dinamiche sociali e culturali non tiene conto delle molteplici influenze e delle interazioni complesse che caratterizzano lo sviluppo delle società umane.
  • Contestualizzazione storica e culturale. Un’altra critica significativa all’evoluzionismo è la necessità di contestualizzare le dinamiche sociali e culturali all’interno dei loro specifici contesti storici e culturali. Questo richiamo all’importanza della specificità e della diversità delle esperienze umane sfida l’idea di un modello evolutivo universale e uniforme.

L’evoluzionismo nella sociologia ha contribuito a plasmare la comprensione delle trasformazioni sociali e culturali nel corso della storia umana. Tuttavia, le critiche mosse a questa prospettiva hanno evidenziato la necessità di considerare la complessità, la diversità e la contestualità delle esperienze umane al fine di sviluppare un’analisi sociologica più inclusiva e approfondita.

Dott. Antonino Calabrese


Cos’è la Sociologia del Diritto

di Antonino Calabrese

La sociologia del diritto è una disciplina accademica che si occupa dello studio delle interazioni tra il diritto e la società. Questo campo di studio si concentra sull’analisi dei modi in cui il diritto influisce sul comportamento individuale e collettivo, nonché sulle strutture sociali più ampie. La sociologia del diritto esplora anche come le norme legali emergano, vengano modificate e applicate all’interno di contesti sociali specifici.

La sociologia del diritto ha radici storiche nelle opere di pensatori come Émile Durkheim, Max Weber e Karl Marx, che hanno contribuito in modo significativo alla comprensione delle interazioni tra il diritto e la società. Durkheim, ad esempio, ha esaminato il ruolo del diritto nella coesione sociale, mentre Weber ha analizzato la relazione tra il diritto e l’economia. Questi e altri pensatori hanno gettato le basi per lo sviluppo della sociologia del diritto come disciplina accademica distinta.Gli studiosi di tale disciplina esaminano una vasta gamma di argomenti, tra cui:

Processi giuridici: analisi dei processi attraverso i quali le leggi vengono create, interpretate e applicate all’interno della società;
Legittimità e obbedienza: esplorazione delle ragioni per cui le persone obbediscono alle leggi e dei fattori che contribuiscono alla legittimità del sistema giuridico;
Disuguaglianze legali: indagine sulle disparità nell’accesso alla giustizia e sulle implicazioni sociali delle disuguaglianze legali;
Diritto e cambiamento sociale: esame del ruolo del diritto nel plasmare e rispondere ai cambiamenti sociali, politici ed economici.

Alcuni dei principali campi di studio della sociologia del diritto includono:

Sociologia del diritto penale: questo campo si concentra sullo studio delle dinamiche sociali che influenzano la creazione e l’applicazione del diritto penale. Esamina le cause sociali del crimine, le politiche di controllo sociale e le conseguenze delle leggi penali sulla società;

Sociologia del diritto civile: questo campo si occupa dello studio delle interazioni sociali che si verificano nel contesto del diritto civile. Esamina le dinamiche delle relazioni familiari, dei contratti e delle questioni di proprietà, analizzando come queste interazioni influenzino e siano influenzate dalle norme giuridiche;

Sociologia del diritto comparato: questo campo si concentra sul confronto delle diverse tradizioni giuridiche e dei sistemi legali in tutto il mondo. Esamina le differenze e le somiglianze tra i sistemi giuridici nazionali, analizzando come le diverse culture e società influenzino la creazione e l’applicazione del diritto.

Sociologia del diritto internazionale: questo campo si occupa dello studio delle dinamiche sociali che influenzano la creazione e l’applicazione del diritto internazionale. Esamina le relazioni tra gli attori internazionali, come gli Stati e le organizzazioni internazionali, e analizza come queste relazioni influenzino la creazione e l’applicazione delle norme giuridiche a livello globale.

Gli studiosi di sociologia del diritto utilizzano una varietà di metodologie di ricerca, tra cui l’analisi statistica, le interviste, l’osservazione partecipante e lo studio di casi. Queste metodologie consentono loro di esaminare in modo approfondito le dinamiche complesse che caratterizzano le interazioni tra il diritto e la società.

La sociologia del diritto ha importanti implicazioni pratiche, poiché fornisce una comprensione più profonda dei modi in cui il diritto influisce sulla vita quotidiana delle persone e sul funzionamento delle istituzioni sociali. Questa comprensione può riguardare pertanto riforme giuridiche, politiche pubbliche e pratiche professionali in una varietà di settori, tra cui il sistema giudiziario, l’assistenza sociale e la tutela dei diritti umani. Tale disciplina continua a svolgere un ruolo significativo nello sviluppo della comprensione critica del diritto e della sua interazione con la società. Attraverso l’analisi rigorosa delle dinamiche sociali e giuridiche, gli studiosi di questo campo contribuiscono a una visione più approfondita e consapevole del contesto in cui le norme giuridiche operano.

Dott. Antonino Calabrese


Antisemitismo: un’analisi dell’odio e della discriminazione verso gli Ebrei

di Antonino Calabrese

L’antisemitismo è un fenomeno che ha radici profonde nella storia umana. Il termine “antisemitismo” si riferisce alla discriminazione, all’ostilità, ai pregiudizi e all’odio rivolti verso gli ebrei in senso ampio. Questo comporta la marginalizzazione e l’oppressione delle persone di origine ebraica, basata sulla credenza in stereotipi, miti e pregiudizi negativi. L’antisemitismo può manifestarsi in vari modi, tra cui violenza fisica, discriminazione sociale ed economica, diffamazione e propaganda.

L’antisemitismo ha radici antiche e si può rintracciare fin dai tempi dell’antica Roma. Durante il Medioevo, gli ebrei furono spesso oggetto di discriminazione e persecuzione in Europa, con episodi come le Crociate e l’Inquisizione spagnola. Nel corso dei secoli, gli ebrei sono stati spesso considerati come “l’altro”, estranei alla società dominante, e sono stati oggetto di stereotipi negativi e teorie del complotto. L’antisemitismo raggiunse il suo apice durante il regime nazista in Germania negli anni ’30 e ’40 del XX secolo. Durante l’Olocausto, sei milioni di ebrei furono perseguitati e uccisi in un genocidio senza precedenti. Questo evento storico ha segnato una svolta nella percezione dell’antisemitismo, portando alla consapevolezza globale dell’orrore e della brutalità di cui gli ebrei erano stati vittime.

Nonostante i progressi nella lotta contro l’antisemitismo, questa forma di discriminazione persiste ancora oggi. Le manifestazioni contemporanee dell’antisemitismo includono:

Discorsi di odio: gli ebrei sono spesso oggetto di discorsi di odio online e offline, con l’uso di stereotipi negativi e teorie del complotto.

Attacchi fisici: gli attacchi fisici contro gli ebrei sono ancora una realtà in diversi paesi. Questi attacchi possono variare dalla violenza verbale alle aggressioni fisiche.

Discriminazione sociale ed economica: gli ebrei possono essere soggetti a discriminazione sociale ed economica, con limitazioni nell’accesso all’istruzione, all’occupazione ad altre opportunità.

Negazione dell’Olocausto: alcuni individui e gruppi negano l’esistenza stessa dell’Olocausto o minimizzano la sua portata, alimentando così l’odio e la disinformazione.

È importante distinguere tra antisemitismo, antisionismo e pregiudizio antiisraeliano. Mentre l’antisemitismo si riferisce all’odio e alla discriminazione verso gli ebrei in generale, l’antisionismo riguarda l’opposizione alla politica dello Stato di Israele. Il pregiudizio antiisraeliano, d’altra parte, si riferisce a pregiudizi e stereotipi negativi nei confronti dello Stato di Israele e del suo popolo. L’antisemitismo è un fenomeno complesso e persistente che ha radici storiche profonde. Nonostante i progressi nella lotta contro questa forma di discriminazione, è ancora presente nella società contemporanea. È importante combattere l’antisemitismo attraverso l’educazione, la promozione della tolleranza e il contrasto ai discorsi di odio.

Dott. Antonino Calabrese


Le principali cause dei contrasti tra Russia e Ucraina

di Antonino Calabrese

La storia dei contrasti tra Russia e Ucraina è complessa e radicata in una serie di fattori storici, politici, culturali ed economici. Questi contrasti hanno avuto un impatto significativo sulle relazioni tra i due paesi nel corso dei secoli. In questo articolo, esploreremo fugacemente le principali cause che hanno contribuito ai contrasti tra Russia e Ucraina.

Le radici dei contrasti tra Russia e Ucraina possono essere rintracciate fin dai tempi più antichi. Entrambi i territori hanno una storia ricca e complessa, caratterizzata da periodi di conflitto e cooperazione. Durante il medioevo l’Ucraina era divisa in vari principati, mentre la Russia era governata dai principati di Mosca. Questi principati spesso si scontravano per il controllo delle terre e delle risorse.

Il fattore dell’influenza culturale ed etnica è, altresì, uno degli aspetti più importanti da considerare. Mentre entrambi i paesi condividono radici slave e una storia comune, ci sono anche differenze significative nella cultura, nella lingua e nell’identità nazionale. L’Ucraina ha una forte identità nazionale e ha cercato di preservare la sua cultura e la sua lingua, mentre la Russia ha spesso cercato di esercitare una certa influenza sulla politica e sulla cultura ucraina.

I conflitti territoriali sono stati certamente un’altra causa importante dei contrasti trai due paesi. Uno dei conflitti più significativi è stato quello legato alla Crimea. Nel 1954 la Crimea fu trasferita dall’Unione Sovietica all’Ucraina, ma nel 2014 la Russia ha riannesso la Crimea, scatenando una crisi internazionale. Questo ha portato a tensioni e conflitti, portando l’Ucraina a cercare di riconquistarne il controllo.

Gli interessi geopolitici sono stati un altro fattore chiave dei contrasti tra Russia e Ucraina. Entrambi i paesi hanno cercato di proteggere i propri interessi strategici nelle regioni. La Russia ha considerato l’Ucraina come una propria zona di influenza e ha cercato di mantenere il controllo sulla sua politica interna. D’altra parte, l’Ucraina ha cercato di allontanarsi dall’influenza russa e di avvicinarsi all’Europa occidentale e all’Unione Europea.

Vi sono inoltre delle questioni economiche legate soprattutto alle risorse. L’Ucraina è un paese ricco di risorse naturali, tra cui gas naturale e carbone. La Russia ha cercato di controllare l’accesso a tali risorse e ha utilizzato il loro controllo come leva politica ed economica nei confronti dell’Ucraina. Questo ha condotto a forti tensioni e conflitti.

Dunque, i contrasti tra Russia e Ucraina sono il risultato di una serie di cause storiche complesse. Le radici di questi contrasti possono essere rintracciate nelle differenze culturali ed etniche, nei conflitti territoriali, negli interessi geopolitici e nelle questioni economiche. Questi contrasti hanno avuto un impatto significativo sulle relazioni tra i due paesi nel corso dei secoli e continuano ad essere una sfida importante per entrambe le nazioni.Le prospettive future dei contrasti tra Russia e Ucraina rimangono sicuramente incerte. Nonostante gli sforzi diplomatici per risolvere i conflitti più recenti, le tensioni persistono e la situazione rimane volatile. La comunità internazionale continua a monitorare da vicino la situazione e a cercare soluzioni pacifiche per promuovere la stabilità.

Dott. Antonino Calabrese


La Guerra tra Russia e Ucraina

di Antonino Calabrese

La guerra tra Russia e Ucraina è un conflitto in corso tra le due nazioni prettamente confinanti. Anche se vi sono delle versioni discordanti, l’inizio della guerra è da inquadrare nel 2014 con l’annessione della Crimea da parte della Russia e si è poi evoluta in un conflitto armato nel Donbass orientale.

Le ragioni del conflitto includono questioni territoriali, etniche e politiche, nonché il desiderio dell’Ucraina di allontanarsi dall’influenza russa e avvicinarsi all’Europa. Il conflitto ha avuto gravi conseguenze umanitarie, con un gran numero di vittime e sfollati. Inoltre, ha provocato tensioni tra la Russia e diverse nazioni occidentali, portando a sanzioni economiche e politiche. Le negoziazioni per risolvere il conflitto sono in corso, ma fin’ora non hanno portato a una soluzione duratura. La comunità internazionale ha espresso preoccupazione per il deterioramento della situazione e ha cercato di svolgere un ruolo mediatore. Tale guerra continua a essere una fonte di preoccupazione a livello globale e rimane un importante argomento di discussione nelle relazioni internazionali.

La situazione in Ucraina continua ad evolversi rapidamente, con gravi conseguenze umanitarie e politiche. Tra le notizie più recenti sulla guerra in corso sottolineiamo:

1. Nuovi bombardamenti russi su Kharkiv

2. Raid ucraino nel Lugansk

Questi eventi hanno ulteriormente acuito le tensioni tra i due paesi e hanno portato ad un’escalation della violenza. La situazione nella regione è estremamente tesa e richiede un’attenzione immediata.

Nel frattempo, il Senato americano ha reso pubblico un accordo bipartisan sulla legge per gli aiuti all’Ucraina, Israele e Taiwan e i fondi per la crisi. Questo accordo rappresenta un importante passo avanti nel sostegno internazionale all’Ucraina e potrebbe avere un impatto significativo sullo sviluppo del conflitto.

Per rimanere costantemente informati sulla guerra in Ucraina, si invitano i lettori a seguire le ultime notizie e gli aggiornamenti in tempo reale sui principali siti di informazione. È possibile trovare video, immagini e interviste che permetteranno di approfondire la comprensione del conflitto e delle sue implicazioni.

La situazione in Ucraina è estremamente complessa e in continua evoluzione. È fondamentale rimanere informati e diffondere consapevolezza su questa crisi internazionale. Con la speranza che gli sforzi diplomatici e umanitari possano portare a una soluzione pacifica e duratura per il popolo ucraino.

Dott. Antonino Calabrese


La questione israelo-palestinese… in breve

di Antonino Calabrese

La questione israelo-palestinese è un conflitto complesso e di lunga data che coinvolge Israele, la Cisgiordania e la Striscia di Gaza. Qui di seguito proviamo a esplorare brevemente la storia, le cause e le possibili soluzioni di questo conflitto.

Il conflitto israelo-palestinese ha radici profonde che risalgono al XIX secolo, quando sia gli ebrei che i palestinesi rivendicavano la stessa terra. Dopo la Prima Guerra Mondiale, la Palestina divenne un mandato britannico, portando a un aumento delle tensioni tra ebrei e arabi. Nel 1947, le Nazioni Unite votarono a favore della divisione della Palestina in due stati separati: uno ebraico e uno arabo. Questa decisione portò a una guerra tra i due gruppi, noto come la guerra arabo-israeliana del 1948.

Le cause del conflitto israelo-palestinese sono complesse e multidimensionali. Alcuni dei principali fattori includono:

a) Rivendicazioni territoriali: entrambe le parti rivendicano la stessa terra come loro legittima patria, portando a conflitti riguardo ai confini e alla sovranità.

b) Questioni religiose: la presenza di siti religiosi sacri sia per ebrei che per musulmani ha contribuito ad accrescere le tensioni.

c) Controllo dei territori: Israele ha esercitato un controllo militare sulla Cisgiordania e ha imposto un blocco sulla Striscia di Gaza, portando a gravi disagi per la popolazione palestinese.

Mentre la questione israelo-palestinese rimane estremamente complessa, ci sono varie proposte e iniziative per trovare una soluzione duratura. Alcune di queste includono:

  • Soluzione a due stati: molti osservatori internazionali sostengono la creazione di due stati separati, uno per gli israeliani e uno per i palestinesi, con confini negoziati.
  • Dialogo e negoziati: incoraggiare il dialogo e le trattative dirette tra le parti coinvolte per risolvere le questioni fondamentali del conflitto.
  • Mediazione internazionale: coinvolgere la comunità internazionale e organismi di mediazione per facilitare un accordo tra Israele e i palestinesi.

La questione israelo-palestinese rimane una delle questioni più spinose della politica internazionale. Con la giusta vision politica e con una comprensione approfondita della storia, delle cause e delle possibili soluzioni, l’auspicio è che un giorno vicino possa essere raggiunta una pace duratura.

Dott. Antonino Calabrese, sociologo Associazione Sociologi Italiani


MA CHI E’ HAMAS?

di Antonino Calabrese

Hamas, un acronimo del suo nome ufficiale, Harakat al-Muqawama al-Islamiya, è un movimento politico e militare islamista sunnita palestinese che governa la Striscia di Gaza occupata. Hamas è stato fondato dall’imam e attivista palestinese Ahmed Yassin nel 1987. Il movimento è guidato da Ismail Haniyeh come leader del partito. Altri fondatori di Hamas includono Hassan Yousef, Abdel Aziz al-Rantisi e molti altri. La leadership di Hamas è concentrata nella Striscia di Gaza, dove ha stabilito la sua sede centrale.

Hamas è stato designato come un’organizzazione terroristica da vari paesi, tra cui gli Stati Uniti e Israele. Il movimento ha una lunga storia di conflitto con Israele e si impegna nella resistenza violenta contro l’occupazione israeliana. Hamas ha condotto numerosi attacchi terroristici contro obiettivi israeliani, compresi attentati suicidi, sparatorie e lancio di razzi dalla Striscia di Gaza. Nonostante le sue attività militanti, Hamas ha anche un ruolo politico significativo. Dopo aver vinto le elezioni legislative palestinesi nel 2006, Hamas ha formato un governo nella Striscia di Gaza. Tuttavia, il suo governo è stato oggetto di controversie e conflitti con l’Autorità Palestinese, che controlla la Cisgiordania. Hamas ha lottato per governare la Striscia di Gaza e ha affrontato sfide nella gestione delle questioni amministrative e socio-economiche.

La comunità internazionale ha adottato diverse posizioni nei confronti di Hamas. Molti paesi considerano il movimento come un’organizzazione terroristica e hanno adottato misure per combattere il suo sostegno finanziario e logistico. Allo stesso tempo, ci sono stati sforzi per promuovere il dialogo e la riconciliazione tra Hamas e altre fazioni palestinesi, nonché con Israele, al fine di raggiungere una soluzione pacifica al conflitto israelo-palestinese. In conclusione, Hamas è un movimento politico e militare islamista che governa la Striscia di Gaza. Fondato nel 1987, il movimento è impegnato nella resistenza violenta contro l’occupazione israeliana e ha una lunga storia di conflitto con Israele. Nonostante le sue attività militanti, Hamas ha anche un ruolo politico nella gestione della Striscia di Gaza. La sua designazione come organizzazione terroristica da parte di vari paesi ha portato a misure per combattere il suo sostegno finanziario e logistico. Tuttavia, ci sono stati anche sforzi per promuovere il dialogo e la riconciliazione con Hamas al fine di raggiungere una soluzione pacifica al conflitto israelo-palestinese.

Dott. Antonino Calabrese


QUANTO I MEDIA INFLUISCONO SUI FATTI DI CRONACA NERA E QUALI SONO LE RIPERCUSSIONI SULLA GIUSTIZIA PENALE?

di Sofia Pulizzi

LA STRAGE DI ERBA

In queste ultime settimane l’attenzione mediatica si è concentrata su un fatto di cronaca che ha scosso gli animi sia delle persone coinvolte nella storia sia dei cittadini, ovvero la tanto discussa, Strage di Erba. E’ stata accolta l’istanza di revisione di Rosa e Olindo Romano, la revisione è un mezzo di impugnazione straordinario che consente di annullare le condanne passate in giudicato, è l’unico mezzo di impugnazione che consente di rimettere in discussione quelle condanne definitive e consente di rimettere in libertà persone che si presuppone siano ingiustamente condannate.

Partiamo dal principio, 26 giudici in tre gradi di giudizio hanno condannato Rosa Bazzi e Olindo Romano. Malgrado non ci siano loro impronte nella casa delle vittime né nella loro , neppure un capello né una traccia di sangue. La condanna si basa su 3 pilastri:
1) La testimonianza dell’unico sopravvissuto alla strage, Mario Frigerio
2) La traccia di sangue di Valeria Cherubini che a 14 giorni dalla strage è stata ritrovata nel battitacco della macchina di Olindo
3) Le confessioni rilasciate dai coniugi.

Nel 2020 i due coniugi sono stati valutati sotto il profilo psichiatrico da quattro scienziati, a Olindo è stato diagnosticato un disturbo paranoico con ragionamenti fissi tipici dell’adolescenza, “un credulone” praticamente; a Rosa invece è stato diagnosticato un deficit cognitivo che le impedisce di leggere e scrivere, un “ritardo mentale”. I loro profili quindi, secondo gli scienziati, sono incompatibili con la progettazione e l’esecuzione di una strage del genere, così articolata, che avrebbe richiesto capacità intellettive di cui sono sprovvisti. Partiamo dall’evento chiave: l’11 dicembre 2006 alle 17:45 veniva staccata la luce a casa Castagna, questi ultimi entrano a casa tra le 19:58-20.00. Raffaella viene colpita 18 volte, le tagliano la gola, l’arteria carotide a lei e tutte le altre vittime (questo fa pensare che i colpevoli fossero dei professionisti). Non vengono analizzate diverse prove, ad esempio la tende dove c’erano tracce di sangue da schizzo.

Angelo Fusaro, cancelliere del tribunale di Como si dice abbia distrutto i reperti che dovrebbero essere analizzati , tra i quali c’era quella tenda che è andata distrutta nonostante ci fosse l’ordine di conservarla e che avrebbe potuto provare che la Cherubini sarebbe stata colpita nel suo appartamento, come inizialmente si pensava (in questo modo Rosa e Olindo non potrebbero essere gli aggressori, perchè altrimenti scendendo per le scale i soccorritori li avrebbero visti). Due perizie dicono che la Cherubini è stata uccisa a casa sua, la consulenza tecnica della dottoressa Valentina Vasino inoltre si è concentrata sul fatto che quest’ultima non poteva gridare aiuto con 5 tagli alla lingua. In più, quel giorno c’erano tre gradi, un clima molto freddo quindi, se fosse stata colpita nel pianerottolo avrebbe avuto il giubbotto invece l’indumento era in perfette condizioni e non presentava macchie di sangue o tagli da arma come quelle utilizzate per uccidere la signora, che quindi si pensa sia stata uccisa in casa.

Sugli abiti di Olindo e Rosa e nella loro lavatrice non c’è traccia delle vittime, piuttosto sono presenti delle impronte in casa delle vittime che non verranno mai analizzate, delle impronte che non corrispondono con i coniugi, né con le vittime né con i soccorritori. Per quanto riguarda le dichiarazioni di Frigerio, le prime parole sono : “non l’avevo mai vista questa persona, non era del posto” non identificando quindi gli aggressori con i coniugi Romano. Solamente in un secondo momento e incalzato dai carabinieri, quest’ultimo fa il nome del suo vicino di casa, testimonianza non molto attendibile, in quanto i carabinieri potrebbero avere alterato il ricordo della fragile vittima.

Da numerose ricerche emerge che un testimone è, per definizione, inattendibile dal momento che è chiamato a riportare quello che essendo un ricordo, cioè una ricostruzione, può essere diversa dall’evento originale, quindi una deformazione della realtà. Secondo Gullotta, il primo errore nella formazione di una prova testimoniale sta addirittura all’origine: cioè nel fatto che il testimone viene invitato a dire la verità. Il testimone può impegnarsi a essere sincero, non a dire la verità, perché ci sono molte interferenze soggettive e sociali nel ricordo e perché davanti, per esempio, a un magistrato, l’interrogato spesso dice ciò che ci si aspetta che dica. La cosa straordinaria è che né avvocati, né magistrati hanno alcuna formazione in argomento. Si può affermare che l’attendibilità di una testimonianza possa essere determinata da due fattori principali:
1) Accuratezza, ovvero la corrispondenza tra realtà oggettiva e soggettiva;
2) Credibilità, ovvero il rapporto tra ciò che si ritiene di sapere e le motivazioni a dichiararlo e se in generale la sua motivazione è sostenuta dalla possibilità che effettivamente sapesse la verità. In assenza di riscontri esterni, l’attendibilità della testimonianza può essere valutata solamente per le sue caratteristiche intrinseche: legata alla credibilità (potere di convinzione)
.

Purtroppo gli esperimenti hanno evidenziato che il giudicante non è in grado di giudicare in maniera corretta l’attendibilità del testimone ed hanno messo in luce una sorta di processo inferenziale attraverso cui sembra che le persone, per giudicare l’attendibilità di un testimone, si affiderebbero al grado di sicurezza da lui stesso mostrato nel corso di una testimonianza. Sembra, infatti, che la percezione che i giurati hanno della sicurezza di un testimone, sia responsabile per un 50% delle variazioni nel loro giudizio sulla credibilità del testimone. Possiamo affermare quindi che dal principio, la difesa dei coniugi Romano ha “smontato” tutte le prove di accusa sulle quali si basa la loro colpevolezza, adesso non ci resta che aspettare il nuovo processo e l’analisi delle prove mai analizzate fino ad ora.

Dott.ssa Sofia Pulizzi, sociologa e criminologa


Gli anziani nel XXI secolo “Focus sulle dinamiche dell’invecchiamento demografico”

di Rosario Fittante

Le dinamiche demografiche che caratterizzano il Paese (invecchiamento della popolazione/calo delle nascite ecc.), stanno avendo effetti profondi sull’equilibrio del sistema di Welfare, e sulla capacità di crescita. L’effetto del progressivo invecchiamento della popolazione si sta già manifestando anche sul sistema scolastico e sul mercato del lavoro, secondo il rapporto annuale 2023 dell’Istat, presentato lo scorso mese di luglio alla Camera dei deputati. Il Presidente dell’Istat durante la sua relazione, ha dichiarato che il fenomeno sarà ancora più accentuato e più diffuso nel prossimo futuro, “tra il 2021 e il 2050 le previsioni più recenti stimano una riduzione della popolazione in Italia di quasi 5 milioni”. L’andamento globale della demografia mondiale indica che, mentre la fertilità diminuisce e l’aspettativa di vita aumenta, la percentuale della popolazione al di sopra di una certa età si alza. Questo fenomeno è noto come “invecchiamento della popolazione” ed è presente in quasi tutti i paesi del mondo occidentale e non solo. Il progressivo cambiamento di abitudini consolidate, coinvolge in modo differenziato tutta la popolazione anziana, a seconda del gruppo sociale di appartenenza. Oltre 3 anziani su 4 hanno un titolo di studio basso, che non supera la licenza media, la quota dei poco istruiti raggiunge l’80,7 % tra le donne e l’85 % tra coloro che hanno più di 75 anni, anche se si registra una significativa crescita di anziani soli con un’istruzione medio alta (diploma o laurea). La quota dei pensionati è pari all’87,8% tra gli anziani soli e al 57,9 % tra le anziane sole. Le stime dei residenti in Italia con 75 anni e più sono 7.058.755 circa l’11,7 % della popolazione; di questi il 60 % è formato da donne, di queste circa la metà vive da sola, e, solo il 29 % in coppia; gli uomini che vivono da soli sono il 21,7 % e, solo il 68 % in coppia. L’età media della popolazione è salita da 45,7 anni all’inizio del 2020 e 46,5 all’inizio del 2023. All’1 gennaio 2023, le persone con più di 65 anni sono 14 milioni 177 mila, circa il 24,1 % della popolazione. Cresce anche il numero di persone ultraottantenni, che arrivano a 4 milioni 529 mila e rappresentano il 7,7 % dei residenti, mentre il numero di ultracentenari è triplicato.

Un nuovo ruolo sociale per gli anziani

L’Italia spende per le prestazioni sociali erogate alle famiglie e ai minori una quota esigua rispetto al Pil pari all’1,2% rispetto il 2,5% della Francia e al 3,7% della Germania. Il progressivo allungamento della vita impone infatti alla società di farsi carico di assicurare agli anziani di vivere più a lungo possibile in buona salute. Per il raggiungimento di tale obiettivo diventa necessario monitorare e tenere aggiornato, lo stato di salute degli anziani con interventi mirati di policy, considerando che siamo uno dei paesi più longevi d’Europa.
Un individuo che va oggi in pensione deve potersi ritrovare in un nuovo ruolo sociale, per dare inizio ad un nuovo percorso che lo renda ancora utile alla società, anche se non più attivo lavorativamente. Le molteplici attività e azioni che “l’anziano” già svolge, non abitano in nessuna statistica ufficiale, per cui riconoscerne il nuovo status di cittadino “anziano attivo” che contribuisce al Pil nazionale, può essere la soluzione per evitare che le conseguenze di una società che cambia possano trovare il sistema paese, impreparato ad affrontare le nuove sfide causate dal profondo cambiamento socioculturale della società.

La mente non smette mai di “crescere”

Il Professore Alfredo Berardelli, past President della Società Italiana di Neurologia, intervistato dalla giornalista e biologa Elena Meli, su Corriere Salute, spiega che ciò che si mangia nei primi mille giorni di vita, incide sul funzionamento del cervello per tutto il resto dell’esistenza. L’infanzia infatti è una fase dove le possibilità di potenziare le abilità cognitive sono al massimo, per questo motivo una buona qualità dell’istruzione nei primi anni di vita è alla base per un cervello in salute a lungo termine, poiché le cellule cerebrali continuano a mantenere una certa dose di plasticità ben oltre l’età adulta. Secondo le nuove ricerche si è adolescenti fra i 10 e i 24 anni, ma fino a 30 anni il cervello continua a svilupparsi e maturare in misura significativa, ma il cervello non cessa di evolvere, continua a cambiare con l’esperienza, anche se il numero di cellule nervose diminuisce con l’età, in alcune aree cerebrali si possono formare neuroni perfino superati i 70 anni, anche se certezze su questo non ce ne sono ancora, ma di sicuro il cervello può “ crescere” continuando ad imparare, finché si è in vita. La ricerca scientifica sta infatti scoprendo che per arrivare ad un cervello “adulto”, agli uomini servono molti più anni rispetto agli animali”.

La Calabria e l’invecchiamento attivo

In Calabria, il 35,4 % della popolazione regionale supera i 54 anni di età, di cui il 71,8 % con un basso livello di istruzione. L’occupazione per le persone tra i 55 e i 65 anni si attesta al 44,5 % (32,1 tra le donne), scende dal 3 al 3,5 % per la popolazione over 65, e solo il 5,6 % della popolazione oggetto di analisi presta attività di volontariato. (media Istat 2018). Un altro indicatore importante è lo stato di salute percepito dalla popolazione anziana, dove si evidenzia che il 49 % della popolazione over 55 ha valutato il proprio stato di salute come né buono né cattivo, mentre più del 22% ha valutato la propria salute in termini negativi.

La regione Calabria in materia di invecchiamento attivo si è dotata della legge regionale n 12 del 16 maggio 2018, in materia di tutela, promozione e valorizzazione dell’invecchiamento attivo nei seguenti ambiti: attività sociali intese come volontariato e impegno civico nel campo della scuola e della cultura, del care giving, dell’ambiente e del territorio. Promuove la socializzazione in generale, menzionando attività culturali, formazione, turismo sociale, attività di svago, attività intergenerazionali. La legge in dettaglio considera come beneficiari degli interventi anche gli anziani ultra- sessantenni non autosufficienti
Questa legge fatica però a trovare attuazione in quanto la legge su I.A. è quella di utilizzare i fondi P a c (fondi nazionali inclusi all’interno del Piano nazionale di Azione per la Coesione). Purtroppo il problema del loro utilizzo è strutturale, in quanto tali finanziamenti prevedono l’anticipo di spesa da parte degli ambiti Territoriali e successivamente la richiesta di rimborso statale, previa presentazione dettagliata delle voci di spesa dei progetti regionali finanziati, un problema non da poco che al momento non sembra dare slancio a questa legge.

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) definisce l’invecchiamento attivo, come quel processo volto a garantire opportunità di salute, partecipazione e sicurezza sociale, al fine di migliorare la vita, delle persone che invecchiano. Questa definizione include il principio di estendere l’attività delle persone anziane sia riguardo all’inclusione nel mercato del lavoro, sia alla partecipazione ad attività di natura sociale, civica e culturale. Dal punto di vista demografico quindi è necessario guardare oltre le classifiche di base, come ad esempio la percentuale crescente di persone anziane nella popolazione totale, come l’aumento della speranza di vita. (dati Istat 2020).

La teoria dell’Attività di Robert J. Havighurst

Il gerontologo Robert J Havighurst ha elaborato negli anni sessanta, “la teoria dell’attività”, affermando che se l’anziano resta socialmente attivo e impegnato, ha maggiori probabilità di avere un invecchiamento di successo, per raggiungere questo risultato secondo R.J.H, è necessario un maggiore coinvolgimento della popolazione anziana, affinché possa rimanere attiva a lungo, investendo durante tutto il corso della vita già a partire dalla giovinezza, nella conoscenza e nell’adozione di stili di vita salutari, tutto questo deve avvenire attraverso campagne d’informazione che incentivino comportamenti salutari, da attuarsi in ogni ambito della vita. Promuovere la partecipazione “attiva” della popolazione anziana vuol dire creare, supportare e sviluppare le condizioni per renderla realmente possibile, dare loro gli strumenti necessari, volti ad affrontare il proprio futuro in modo corretto. Adottare un approccio multidimensionale, può essere utile per migliorare la qualità della vita dell’anziano, intervenendo sulle politiche familiari, sull’occupazione e sulla formazione nei settori del tempo libero, del turismo e in tutti gli altri settori che diano loro la possibilità di partecipare ad un volontariato di qualità.

La società Italiana di Gerontologia e Geriatria, ha proposto di aggiornare il concetto di anzianità, portando a 75 anni l’età ideale per definire una persona come anziana, infatti secondo la S.I.G.G. “Un 65enne di oggi ha la forma fisica e cognitiva di un 40-45enne di 30 anni fa e un 75enne quella di un individuo che aveva 55 anni nel 1980. In Italia l’aspettativa di vita è aumentata di circa 20 anni rispetto ai primi anni del 900. Seguire le buone pratiche di cura e mantenersi in forma: questa è la ricetta per l’individuo over sessanta per affrontare le nuove sfide per il futuro, la società avrà il compito di sostenere questo processo per meglio affrontare le nuove prospettive di vita degli anziani insieme al calo demografico, e portare gli anziani del XXI secolo a nuove prospettive di vita.

dott. Rosario Fittante Associazione Sociologi Italiani

Bibliografia di riferimento

Istat 2020 L. Quattrocchi, M. Tibaldi. Editing G. Dessi
Corriere salute – 12 novembre 2023 Elena Meli
Il fatto quotidiano salute del 7 novembre 2023.
Società Italiana di gerontologia e geriatria
Università del Piemonte orientale: La teoria dell’attività di Francesca Memini (30 lug 2021)
Università degli studi di Bergamo Cristina Maria Teresa Casacchi 2014/2015


Buono out, cattivo in. Nuovi paradigmi di una società materialista

di Davide Franceschiello

Le generazioni degli anni ’60 sono cresciute con il mito degli eroi buoni, del bene che trionfa sempre sul male, dei nordisti buoni e dei sudisti cattivi, dei marines buoni e dei giapponesi carogne, con i film di Walt Disney che raccontavano della strega malefica e della candida Biancaneve e poi cappuccetto rosso ed il lupo cattivo dei fratelli Grimm e così i supereroi come Superman, di Jerry Siegel, e dei tanti altri che sono stati creati successivamente, ma con le stesse caratteristiche, eroi buoni che mettevano i loro super poteri al servizio dell’umanità contro i cattivi di turno. Un messaggio implicito, qualcuno scriverebbe subliminale, ma inequivocabile: il giusto è dalla parte del buono, l’amore che sconfigge ogni forma di odio e di crudeltà.

Un messaggio figlio, evidentemente, di una società idealista opposta al materialismo che esprime la società odierna, dove anche i super eroi sono più aggressivi e anticonformisti, individualisti. Secondo il professor Brancato, sociologo della comunicazione all’Università di Salerno: “Negli anni ’50 si promuoveva la purezza del mito. Oggi l’immagine dell’eroe buono e pronto a tutto per salvare l’umanità non funziona più, il pubblico è più complesso e chiede dei miti altrettanto complessi”. Ma si tratta di ricerca di complessità o di vacuità? La trasmissione di sani principi per educare o inculcare sani valori, solidi valori, non interessa più a nessuno in una società, definita da Bauman, liquida. Secondo il sociologo polacco infatti, nell’età moderna tutto veniva percepito come una solida costruzione, oggi giorno, invece ogni aspetto della vita può essere rimodellato artificialmente, viviamo d’altronde nell’epoca della realtà virtuale. Il ventesimo secolo era caratterizzato dalla stabilità lavorativa, dai legami forti ed inscindibili, dal familismo (secondo lo studioso americano Banfield, amorale) dal rispetto delle regole e delle tradizioni, per arrivare ad oggi dove, per dirla alla Durkheim, vige l’anomia, ossia la piena mancanza di regolamentazione sociale e soprattutto morale, che avrebbe potuto irregimentare il comportamento degli esseri umani.

Alle stesse generazioni sono stati tramandati i principi teologici della religione cristiana che idealizzano l’amore di Dio verso il prossimo, enfatizzano la pratica della carità e della misericordia e la virtuosa inclinazione alla pietà ed al perdono, al sostegno caritatevole del più debole, del povero e del malato, dell’ultimo, addirittura anelando una vittoria finale degli esclusi e degli emarginati: “gli ultimi saranno i primi”. Principi che marchiano con il fuoco la differenza tra bene e male, tra angeli e demoni. Principi che per decenni hanno influenzato le nostre coscienze, ponendoci dei problemi morali secondo i quali quando facciamo del bene proviamo un senso di soddisfazione e quando ci rendiamo conto di fare del male proviamo un senso di colpa e vergogna. Principi che stimolano a rispondere, prima che alle leggi ed alle regole della società, alla nostra coscienza, secondo regole morali che sono diverse da persona a persona.

Di converso è indubitabile che negli ultimi secoli si è vieppiù rafforzato il processo di Secolarizzazione, che ha avviato un percorso di desacralizzazione e nichilismo. Giovani sempre più avversi a forme di cultura tradizionale, in specie quella morale e religiosa, rinunciatari tout court, spinti invece da materialismo ed individualismo frenetico ed esasperato. Lo stesso Nietzsche, già sul finire dell’800, prefigura l’inarrestabile decadenza della cultura cristiana e la distruzione teorica e pratica dei valori della tradizione. Sulla stessa falsariga Durkheim riteneva che il progresso avrebbe portato la religione tradizionale ad un declino irreversibile e con sé tutti i valori solidi, capaci di stimolare sostanziali legami di solidarietà, partecipazione e fratellanza, tessuto connettivo di cui nessuna società può fare a meno. Max Weber pone alla base della secolarizzazione invece il capitalismo e l’etica protestante, con un’età moderna contraddistinta da “disincantamento” e da forme di razionalità sempre più invadenti in contrasto con la religione.

In questo passaggio dall’idealismo al materialismo, dalla solidarietà all’individualismo, dall’essere all’avere, al possedere, da una società solida ad una liquida, dal reale al virtuale, all’avvento della secolarizzazione e del nichilismo, del capitalismo e liberismo più bieco, è andata persa la qualità morale della bontà, non più riconosciuta, non più apprezzata e mal tollerata. In una società dove impera la superficialità, l’apparire, l’affarismo e l’egoismo, desacralizzata, la bontà non è vista come una virtù, ma è sinonimo di falsità e ipocrisia. In altre parole la bontà non può esistere e chi la ostenta è mosso solo da scopi reconditi e capziosi, per certi versi è ritenuta più cool una persona non empatica, d’altronde i siciliani dicono: “Megghiu u’ tintu canusciutu ca u bonu a’ canusciri” (meglio un cattivo conosciuto piuttosto che un buono sconosciuto).

È quello che succede alle aziende che praticano il woke capitalism, una sorta di capitalismo etico che propone, e per alcuni propina, un mix tra incentivi idealisti e business, aziende che sostengono apertamente cause progressiste, coniugando affari e promozioni di temi ambientalisti, Lgbtq+, indentity politics. Sullo stesso treno è salita anche la nota influencer Chiara Ferragni che, dopo il Pandoro-gate, è stata travolta dagli haters, rea di praticare del finto buonismo e di avere ben altri interessi che quelli di trasmettere sani valori di solidarietà e beneficienza. Aziende woke e la Ferragni hanno provocato una forte irritazione dei consumatori conservatori che hanno inscenato azioni di boicottaggio, con conseguente crollo del fatturato. Addirittura c’è chi riporta il caso della Victoria’s Secret che, dopo aver deciso di far sfilare donne comuni, trans e donne che sono emerse per le loro capacità ed intelligenza, ha visto parimenti crollare il proprio fatturato e costretta a ritornare alle modelle convenzionali. In sostanza, più che crollo di fatturato, possiamo parlare di crollo dei valori che hanno tutelato le generazioni passate. L’uguaglianza, i diritti sociali (chi è ultimo si arrangi da solo, d’altronde è colpa sua direbbero i liberisti, negando i criteri dei determinanti sociali) le lotte ambientaliste interessano pochi anzi sono considerate una scocciatura, tranne poi riversare fiumi di finte lacrime quando si verificano disastri ambientali.

“Nonno che cosa devo fare per essere buono e giusto? Il nonno risponde: “sei forse tu a far sorgere il sole?” Il bimbo stranito richiede: “nonno, ma ti ho chiesto cosa devo fare.! Ed il nonno ribatte: “fai risplendere sempre la tua luce, il sole lo fa da sempre senza che nessuno glielo chieda..!”

Dott. Davide Franceschiello, sociologo, segretario generale Associazione Sociologi Italiani e presidente Deputazione Calabria ASI


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